Liu Bolin in mostra al Mudec

L’artista cinese del camouflage fotografico Liu Bolin è protagonista di una mostra emozionante e intensa al Mudec, Museo delle Culture di Milano.

E io non potevo perderla!

Liu Bolin ha fatto della mimetizzazione la sua cifra distintiva creando opere spettacolari e attraenti ma che, osservate con meno superficialità, invitano a riflettere sulla realtà moderna.

Liu Bolin al Mudec

La mostra di Liu Bolin

Liu Bolin Mudec

Sono in mostra al Mudec circa 50 opere dell’artista cinese e sono divise in sezioni ognuna delle quali racconta il percorso di Liu Bolin e le sue riflessioni.

Nascondersi in Cina è la prima parte della mostra e ci racconta del villaggio di Suojia, dove Liu Bolin viveva e che fu distrutto dalle forze governative: vediamo l’artista scomparire letteralmente tra le macerie, nascosto in maniera così impeccabile da costringere l’osservatore a scrutare con attenzione ogni dettaglio della fotografia.

Vediamo anche foto della muraglia cinese e di famose architetture come lo stadio olimpico di Pechino: il lavoro di preparazione, camouflage e body painting viene spiegato attraverso video esplicativi in italiano e inglese.

Nella lunga e complessa preparazione entrano in scena sia la pittura in senso stretto con l’uso del colore, la mescola e la stesura ma anche una lunga sequenza di fotografie e analisi della luce per arrivare alla mimesi perfetta.

Liu Bolin Mudec

Nelle sezioni Nascondersi in Italia, Nascondersi nelle città e Il tuo mondo Liu Bolin si confronta con i monumenti italiani (l’artista dichiara di essere innamorato del nostro paese!), con simboli internazionali e con oggetti di vita quotidiana: lo vediamo “scomparire” a Trinità de’ Monti, sul Duomo di Milano, davanti al Toro di Wall Street o in mare di riviste o cellulari.

Liu Bolin Mudec

The migrants – I migranti

La sezione più emozionante è sicuramente quella centrale dedicata ai Migranti e a tutti coloro che affrontano i viaggi della speranza e, spesso, della morte. 

In questo caso non è solo Liu Bolin protagonista degli scatti ma partecipano anche alcuni ragazzi immigrati ospiti di un centro di accoglienza in Sicilia.

Coperti di sabbia, sulla spiaggia che li ha accolti, sono sopravvissuti che guardano lo spettatore con gli occhi aperti per dire che c’è ancora speranza: l’immagine è toccante e profonda così come la pietà che ricorda quella di Michelangelo in San Pietro messa in scena dagli stessi migranti in posa e colorati di blu, lo stesso blu della bandiera europea, con i loro occhi gialli a formare una costellazione, come spiega Liu Bolin, che sogna un’Europa allargata ai paesi del Nord Africa.

Liu Bolin Migrants

Lo stesso Liu Bolin si è nascosto davanti ad un barcone di quelli usati per gli sbarchi partecipando alla disperazione di queste persone che hanno solo il volto della disperazione e che noi ormai identifichiamo solo con i barconi.

Liu Bolin Migrants

L’arte di Liu Bolin

Sembra un’arte semplice quella di Liu Bolin fatta di immagini accattivanti e quasi divertenti ma non è, invece, affatto banale: la riflessione che la sua arte impone è quella tra uomo e contesto, uomo e civiltà ma anche omologazione e consumismo.

Nascondesti tra le cose è come entrare a farne parte, come ricordare che siamo parte del tutto e parte di ogni cosa che spesso osserviamo senza guardare davvero. Cercare Liu Bolin tra le pieghe di una fotografia impone allo spettatore di guardare attentamente, e, di conseguenza, di fermarsi a capire.

L’arte contemporanea, e quella di Liu Bolin non fa eccezione, ci porta anche ad una nuova riflessione: l’arte non è più immobile e immutata, ferma in un museo da osservare, ma fa parte del paesaggio, fa parte delle nostre città, entra nel quotidiano e parla di migranti, di consumismo e di oggetti comuni.

Liu Bolin indossa sempre una tuta tra il militare e la divisa operaia proprio per sottolineare l’omologazione dell’uomo medio che cerca l’evento, il diverso e il sensazionale ma tende poi “ad essere come tutti”, ad omologarsi.

Ma l’opera d’arte dell’artista cinese è la fotografia che lo rappresenta? O il mimetizzarsi stesso? O entrambe le cose? Siamo in grado davvero di definire con esattezza cosa è opera d’arte in questo caso?

Andate a vedere la mostra e date risposta a queste domande!

LIU BOLIN – Hide and Seek

Mudec, Museo delle Culture

via Tortona 56, Milano 

fino al 15 settembre

www.mudec.it

 

 

Architetto, insegnante di storia dell'arte, vegetariana e viaggiatrice. Questo è il mio spazio per raccontarvi la mia visione del mondo.

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