La Biennale di Venezia: le opere imperdibili (prima parte)

È una Biennale di Venezia che parla di tempi incerti, di tempi inquieti, e anche, di tempi migliori quella di Ralph Rugoff di quest’anno.
Gli artisti, voluti dal curatore inglese sono chiamati a misurarsi col tema May you live in interesting time, un’antica profezia cinese che sembra quasi una maledizione ma anche un invito a riflettere sul tempo presente, per comprendere la complessità umana che, oggi più che mai, sempre appiattita sull’omologazione.
La dittatura dei social media, la schiavitù dell’immagine, le migrazioni dei popoli, i cambiamenti climatici… sono molteplici i temi sui quali si può declinare il tema della Biennale di Venezia del 2019.

Biennale di Venezia - may you live in interesting times

La 58° Biennale di Arte di Venezia si conferma specchio dei tempi e anticipazione delle tendenze di arte contemporanea, ricca di spunti di ogni tipo: tanto astratto, tanta fotografia, istallazioni luminose e sonore.

Biennale di Venezia - arsenale
Biennale di Venezia -arsenale

La mia visita è iniziata con quello che ritengo, ogni anno, il punto di inizio del percorso: l’Arsenale che fu, originariamente, il deposito e il cantiere navale della serenissima.
Il percorso si snoda tra le corderie, le artiglierie, le gaggiadre fino al giardino delle vergini.

Dovete sapere che ogni artista espone in entrambe le sedi con opere diverse pur con lo stesso messaggio, non ci sono linee guida ma il visitatore è libero di esplorare il percorso che vuole attraverso i padiglioni e le installazioni.

Biennale di Venezia -arsenale

Le opere interessanti sono davvero molte e, dopo molto studio e molte analisi, sono riuscita a selezionarne alcune che ritengo davvero meritevoli:

Tavares Strachan con le sue scritte luminose riporta alla memoria del primo astronauta afroamericano morto durante un’esercitazione nel 1967 e rimasto sconosciuto ai più.

Tavares Strachan Biennale di Venezia
L’opera di Tavares Strachan all’Arsenale

Jesse Darling lavora invece sulla scultura ottenuta con assemblaggi di oggetti di uso comune che trasferiscono allo spettatore un senso di precarietà, di instabilità, ma allo stesso tempo di grande impatto visivo ed emotivo.

Jesse Darling Arsenale Biennale di Venezia
L’opera di Jesse Darling all’Arsenale

Yin Xiuzhen presenta una inquietante scultura fatta si stracci e materiale di recupero che rappresenta il passeggero di un aereo in posizione di sicurezza ma che trasmette disorientamento ed un forte senso di precarietà anche per le grandi dimensioni dell’opera che mi ha colpito particolamente.

Yin Xiuzhen - arsenale - biennale di Venezia
L’opera di Yin Xiuzhen all’Arsenale

Cameron Jamie ci riporta invece alla tradizione altoatesina dei Krampus, maschere tradizionali con la faccia di animali ottenute assemblando pelli, corna e peli. 

Si passa accanto e attraverso le maschere ed il senso di insicurezza è pervasivo.

Biennale di Venezia

L’opera di Otobon Nkanga parla di connessione e di interrelazione: tutto è collegato, gli spostamenti di merci e di identità, di cultura e di oggetti. Tutto è interconnesso e unito.

Biennale di Venezia
Otobon Nkanga

Alexandra Bircken colpisce al cuore con la sua opera Eskalation fatta di corpi neri, inquietanti e angoscianti nella loro immobilità, abbandonati lungo il percorso, sulle scale, sulle finestre. 

L’artista teorizza la fine dell’umanità e ci regala un forte senso di smarrimento davanti ad una delle più significative opere della Biennale di quest’anno.

Biennale di Venezia
Eskalation di Alexandra Bircken

A questo punto si conclude la prima parte della visita e qui vi invito a fare una cosa, uscire dall’edificio e raggiungere il Giardino delle Vergini e visitare subito il Padiglione Italia tornando poi a ritroso verso i padiglioni degli altri paesi.

La zona finale dell’Arsenale alle Tese delle Vergini è sempre meno affollata della prima parte del percorso e vale la pena spostarsi verso questa zona nell’ora di pranzo per godere della luce del momento e vedere al meglio l’opera di Lorenzo Quinn.

Biennale di Venezia - Alexander Quinn

Padiglione Italia all’Arsenale affronta il tema del labirinto e, letteralmente, ci si perde nei meandri dell’allestimento mentre si osservano le opere di Chiara Fumai, Lilliana Moro e Enrico David.

Il titolo Nè altra nè Questa, rende chiara l’idea non solo del “perdersi” ma soprattutto sul concetto di ritornare sui propri passi considerando che, secondo Milovan Farronato, curatore del Padiglione Italia, non esiste una strada giusta e una sbagliata.

All’ingresso infatti ci sono due ingressi paralleli così che ciascuno possa creare il suo personale percorso.

Padiglione Italia all’Arsenale
Padiglione Italia all’Arsenale

Ultimo intervento di cui vi parlo e che, secondo me merita davvero una visita, è il primo Padiglione del Madagascar alla Biennale di Venezia con l’artista  Joël Andrianomearisoa.

L’artista celebra il nero  l’oscurità e la notte e crea un’opera da attraversare fatta di drappi appesi, neri e inquietanti che si muovono leggermente al passaggio dello spettatore che, nell’intento dell’artista, vogliono evocare nostalgia.

Joël Andrianomearisoa
Joël Andrianomearisoa – Padiglione del Madagascar all’Arsenale

La visita dura due ore o anche di più ed il biglietto per Arsenale e Giardini costa 26 euro, scontato 23.50 (lo sconto più diffuso credo si ottiene, come ho fatto io, mostrando la tessera di socio Coop)

La Biennale apre entrambe le sedi alle 10 del mattino.

Trovate tutte le informazioni utili sul sito ufficiale:

labiennale.org

Architetto, travelblogger insegnante di storia dell'arte e instancabile viaggiatrice

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